venerdì 28 gennaio 2022

DOMENICA 30 GENNAIO NUOVO APPUNTAMENTO CON L’OPEN DAY ALL’ISTITUTO “TERRA DI LAVORO”

 



DOMENICA 30 GENNAIO

NUOVO APPUNTAMENTO

CON L’OPEN DAY ALL’ISTITUTO “TERRA DI LAVORO”

Domenica 30 gennaio dalle ore 10.00 alle ore 13.00, all’istituto “Terra di Lavoro” avrà luogo un nuovo appuntamento con  l’Open Day. Alunni e genitori delle scuole secondarie di primo grado, potranno avere particolari spiegazioni sui vari indirizzi del nostro secolare Istituto presieduto da Emilia Nocerino. Infatti, coordinati dalla prof.ssa Mariella Straniero, i futuri allievi troveranno ad aspettarli un team di docenti ed allievi pronto a seguirli nella scelta dell’indirizzo formativo, fornendo loro l’assistenza per l’iter d’iscrizione per i vari  indirizzi, ovvero S.I.A. (Sistemi Informativi Aziendali), presente nel nostro istituto da decenni, Grafica e Comunicazione, R.I.M. (Relazioni internazionali per il Marketing), A.F.M. (Amministrazione Finanza e Marketing),  l’indirizzo Sportivo, l’indirizzo Turistico ed il Liceo Musicale primo ad essere istituito a Caserta. L’indirizzo turistico  - evidenzia il prof. Sebastiano Marras  - è particolarmente dedicato a chi vuole promuovere il turismo e la sua immagine nel territorio. Imparerai tre lingue straniere, potrai partecipare all’Erasmus, viaggiare in Europa per consolidare la tua comunicazione, fare stage in Italia e all’estero, fare da hostess e steward nei principali eventi sul territorio. Sbocchi professionali del Perito in Turismo – sottolinea Marras – sono il proseguimento degli studi con l’accesso a tutte le facoltà universitarie, la libera professione e il lavoro dipendente. Se ami l’arte e la musica - evidenzia il coordinatore prof. Ugo Savino D’Alterio – vieni a scoprire il “Liceo Musicale  Terra di Lavoro”, imparerai a suonare due strumenti musicali e a cantare da professionista grazie alle lezioni individuali dei nostri maestri, scegli tra canto, strumenti a corde, strumenti a fiato, percussioni. Siamo pronti per questo nuovo appuntamento con l’Open Day” – sottolinea la preside Emilia Nocerino, non servono prenotazioni, puoi venire direttamente domenica mattina, ti aspettiamo a scuola, nel rispetto della normativa anti Covid 19, per visitare i numerosi laboratori, il caffè letterario, la storica biblioteca, il teatro, l’attrezzata palestra, il campo di calcetto in erba sintetica, le aule dotate di modernissime lavagne interattive multimediali. Fai la scelta giusta, vieni a conoscere la nostra offerta formativa, non mancare,  “All you need is here” ovvero “Tutto ciò di cui hai bisogno è qui”.

Arcivescovo Metropolitano di Napoli don Mimmo Battaglia "Voi, come fiumi carsici. Lettera agli uomini e alle donne con le mani sporche di vangelo" .

 


Voi, come fiumi carsici

Lettera agli uomini e alle donne con le mani sporche di vangelo

 

 

Conosco una storia nascosta e silenziosa, per nulla appariscente, poco visibile agli occhi degli uomini e ai riflettori delle telecamere.

È la storia minima e tenace, discreta e coraggiosa di una Chiesa che quotidianamente la camorra la guarda in faccia, dritta negli occhi e senza piegare la schiena.

É la storia di preti che in certi territori dove l'unica legge sembra essere quella della sopraffazione e della violenza hanno fatto delle loro parrocchie avamposti credibili e autorevoli in difesa della dignità umana.  Preti che dinanzi alla cappa omertosa della sovranità mafiosa non arretrano neanche di un centimetro e propongono in alternativa la logica “eversiva” di spazi comuni da recuperare alla bellezza dello stare insieme, perché la tendenza all'isolamento alimentata dalla paura della camorra si vince solo con il gusto della condivisione e del fare comunità.

Preti che si sentono chiamare “sbirri” perché con franchezza e “parresia” non hanno timore a ricordare che la denuncia è l'altra faccia dell'annuncio, perché il Dio di Gesù di Nazareth è lo stesso che attraverso il profeta Ezechiele ci dice “se tu non parli per distogliere l'empio dalla sua condotta, egli, l'empio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io chiederò conto a te” (Ez 33,8).

È la storia di religiosi e religiose che non si limitano ad aspettare il ritorno del figliol prodigo, ma gli stanno dietro, seguono i suoi passi, non gli danno tregua nel ricordargli lo sperpero che sta facendo della sua vita, e spesso trasformano la cella carceraria della pena in un crocevia di tormento e di speranza: tormento per il male sul quale finalmente apre gli occhi, speranza per una vita che si fa sempre in tempo a riprendere in mano.

Uomini e donne di vangelo costretti però anche ad ingoiare spesso i bocconi amari dell'incomprensione e dell'insulto perché chi viene sollecitato a mettere in discussione la propria esistenza fatta di sangue e di morte si ribella, non accetta e non manda giù le parole chiare e per questo dure di chi senza esitazioni e diplomazia gli ricorda che ha venduto l'animo al diavolo. 

Non voglio girarci intorno.

Io lo so che queste storie silenziose e anonime non attenuano per nulla la chiassosa responsabilità per i silenzi di non pochi uomini di Chiesa dinanzi all'arroganza e alla prepotenza della camorra; non voglio negare l'imbarazzante tentativo di un certo pensiero ecclesiastico di sminuire e minimizzare questo problema con la solita affermazione che l'evangelizzazione non può appiattirsi sulla lotta alla mafia, e lungi da me il tentativo di proporre i santini dei preti impegnati, o addirittura di chi ci ha rimesso la vita come don Peppe Diana, come paraventi insanguinati da mostrare all'occorrenza.

In coscienza, però, sento semplicemente il dovere di restituire merito e onore a quei preti e religiosi che in silenzio vivono il proprio ministero incarnando il vangelo del “si si, no no” (Mt 5,37): quel vangelo che non ti fa scendere a patti con nessuno, che ti fa essere di parte perché hai scelto di schierarti con i più deboli rivendicando per loro quei sacrosanti diritti che i mafiosi e i potenti trasformano invece in favori da chiedere in elemosina, quel vangelo che ti invita a sporcarti le mani perché se sogni un mondo giusto e una società libera dalle mafie quelle mani non puoi tenerle in tasca.

E io di preti con le mani sporche di vangelo ne conosco tanti!

Per questo ho preso carta e penna. Per dirvi grazie.

Non so se siete una sparuta minoranza o molti di più di quello che si possa immaginare, so solo che voi siete quella profezia di cui oggi ha sempre più bisogno questa nostra amata e tormentata Città, siete i pilastri ben conficcati nella roccia e per questo nascosti su cui tutti insieme ci stiamo impegnando per costruire la casa di una nuova umanità, e siete come fiumi carsici, quei fiumi cioè che scavano più di altri e quando poi escono allo scoperto più di altri trasformano il volto di un territorio.  Ma vi scrivo anche per chiedervi di spronarmi se doveste accorgervi di una mia eccessiva prudenza dinanzi alle lacrime innocenti della prepotenza mafiosa e di trasmettermi la vostra “parresia” se anche io talvolta dovessi girarmi dall'altra parte, e di accompagnare e sostenere i passi di quei nostri confratelli che non poche volte continuano a preferire la neutralità alla profezia e il silenzio rassicurante allo scomodo grido di libertà che viene dal Vangelo.

Grazie fratello parroco, che ogni giorno attraverso il tuo servizio pastorale testimoni la bellezza del vangelo, annunciandone le esigenze di giustizia e di bene, raccontando a tutti coloro che incontri nella tua chiesa e per le strade del tuo quartiere che è possibile vivere una vita bella nella sequela del Signore, perché il camminare dietro a lui conduce alla vita, a differenza della camorra che è un cammino di morte, di tenebre.

Grazie giovane presbitero, che doni le energie dei primi anni del tuo ministero a raccogliere tanti bambini, ragazzi e giovani per mostrare loro che è possibile sognare e trasformare i sogni in realtà nella misura in cui si cammina insieme, prendendosi per mano, nella gioia e nell’impegno: un po' come avviene nell’oratorio dove svolgi il tuo servizio e che diventa non solo scuola di santità ma baluardo di impegno civico, difesa dalle mani della malavita che pure desirerebbe sfruttare la tua giovane età.

Grazie a te fratello religioso e sorella religiosa, perché hai compreso che la tua consacrazione a Dio non può essere mai disgiunta dall’impegno a favore dell’uomo, e soprattutto dell’uomo ferito, emarginato, tentato: quante storie hai ascoltato, quante volte la periferia è diventata il tuo chiostro e una piazza di spaccio il luogo della tua preghiera, quante vite cerchi ogni giorno di sottrarre, lontano dai riflettori, alle maglie mortifere delle mafie e dell’ingiustizia.

Grazie a te giovane, che semini l’entusiasmo dell’impegno civile nella tua comunità parrocchiale, che traduci il vangelo con l’alfabeto dell’impegno politico, associativo, sociale, diventando per i tuoi coetanei un segno di speranza e un riferimento sicuro. Quanti ragazzi e ragazze per seguire la tua allegria hanno resistito ad altre proposte che li avrebbero condotti lontano dai sentieri della giustizia e della legalità.

Grazie a te fratello, sorella, che indipendentemente dal tuo ruolo nella chiesa e nella società o perfino dalla fede di appartenenza, percorri ogni giorno a testa alta e senza paura il sentiero della giustizia, della denuncia, della solidarietà, senza grandi proclami ma con azioni piccole e quotidiane che, goccia dopo goccia, scavano nuovi spazi e possibilità di rinascita tra i detriti lasciati qua e la dalle mafie.

E in ultimo grazie a te, fratello e sorella, che sproni la chiesa ad essere sempre più fedele al vangelo, criticando quanto in esso è ancora intriso di neutralità e timore. E nel dirti grazie ti chiedo anche di camminare insieme, di non lasciarci soli, di prenderci per mano superando steccati e diffidenze per servire insieme la causa della giustizia, del bene, della civiltà fondata sull’amore.

 

 

don Mimmo Battaglia

arcivescovo di Napoli

 

 

 

 

 

Piantumazioni in villa Giaquinto, così i minori stranieri sperimentano l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva

  

Piantumazioni in villa Giaquinto, così i minori stranieri

 

 sperimentano l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva

 

 

Sabato a partire dalle ore 10 i giovanissimi volontari al fianco della Lipu

Nelle prossime settimane interventi anche in piazza Cavour e via Gemito

 

L’inclusione sociale nasce dalla partecipazione attiva alla vita di una città. E’ questo lo spirito che muove le iniziative realizzate nell’ambito di LGNet, progetto finanziato dal Ministero dell’Interno e realizzato dal Comune di Caserta, in qualità di ente capofila, insieme all’associazione Cidis. Tanti gli stranieri, spesso anche minori non accompagnati, che, da oltre un anno, sono impegnati in attività di cura e manutenzione del verde pubblico, recupero e rigenerazione urbana, supporto sociale a bambini, anziani, disabili e famiglie in difficoltà. Sabato mattina alle ore 10 un gruppo di giovanissimi volontari, tutti minori soli, beneficiari del progetto di accoglienza SAI, tornerà a villa Giaquinto. Questa volta per la messa a dimora di una siepe di alloro e la piantumazione di alcuni arbusti. Si tratta, in questo caso, di una iniziativa promossa dalla Lipu in collaborazione con il comitato di villa Giaquinto che vedrà i minori stranieri impegnati per l’intera mattinata in una attività di grande valore simbolico sul piano della promozione della cittadinanza attiva. E che conferma l’importanza e le potenzialità del ‘fare rete’, della collaborazione tra le diverse realtà del mondo associativo, del coinvolgimento degli enti locali. L’obiettivo è infatti quello di garantire l’integrazione e scongiurare così i rischi derivanti dalla marginalità sociale. Una manifestazione, quella di sabato, intitolata ‘La marcia degli alberi’, che farà da apripista ad un ciclo di eventi, promossi sempre nell’ambito del progetto LGNet, che nelle prossime settimane coinvolgerà volontari italiani e stranieri, tutti impegnati in alcune delle piazze e delle strade della città di Caserta, tra queste piazza Cavour e via Gemito, per interventi di riqualificazione del tessuto urbano. Una risposta concreta alle esigenze del territorio e soprattutto alle istanze di una comunità. 

 


POLO LOGISTICA A MADDALONI

 

 

COMUNICATO STAMPA

Polo Logistico per il Mediterraneo



ORA C'E' UN'OCCASIONE DI SVILUPPO E CRESCITA PER LA LOGISTICA

 

NASCE UN POLO PER GLI OPERATORI DEI TRASPORTI CHE METTE

IN CONTATTO MADDALONI CON I MERCATI INTERNAZIONALI

 

Parte ufficialmente il polo della logistica di Maddaloni. L'ufficialità dell'iniziativa del Comune di Maddaloni, fortemente voluta dal sindaco Andrea De Filippo, si è concretizzata con la pubblicazione di un avviso pubblico di manifestazione di interesse finalizzato all'individuazione di operatori economici per la costituzione di un consorzio della logistica sul territorio.
Il Polo Logistico di Maddaloni ha l'obiettivo di assumere il ruolo di sistema produttivo economico rilevante intorno al quale si concentreranno poi una moltitudine di piccole e medie imprese, appartenenti a più ambiti territoriali, le quali svolgono attività collegate ed integrate alla logistica.  Un percorso che sarà avviato anche con il coinvolgimento delle Istituzioni interessate, delle Associazioni di categoria e sindacali.
L'obiettivo è quello di creare le condizioni che possano garantire il rafforzamento delle imprese sul mercato locale e globale attraverso la valorizzazione delle sinergie tra gli attori dello sviluppo, privati e pubblici.
Dunque, funzione del Polo sarà sicuramente quella di supporto alle imprese per il reperimento di risorse economico-finanziarie ed organizzative, per far fronte alle evidenti difficoltà di crescita e competitività della funzione logistica. Un punto di riferimento e di coordinamento per l’implementazione e la gestione di quell’insieme di funzioni complesse che caratterizzano una catena logistica moderna fornendo sostegno all’esternalizzazione delle attività logistiche verso operatori specializzati.
“Adesso è il momento di dare un deciso segnale di forte presenza territoriale e di interesse nei confronti di questo settore - dichiara Bruno Cortese, presidente della cabina di regia del PNRR del Comune di Maddaloni –. La prima call è dedicata ai piccoli operatori i quali, integrati ed in sinergia con grandi player, possono vincere la sfida della crescita e della competitività nei mercati nazionali e internazionali. L'obiettivo è seguire un percorso virtuoso che ci conduca alla creazione di  un ecosistema omogeneamente diffuso sul territorio, con la partecipazione di tutte le componenti significative. Ciò rappresenterebbe un tassello importante per la creazione di quella auspicata sinergia per la gestione della piattaforma logistica regionale.
Tale processo di adesione permetterebbe la condivisione dei problemi e la concertazione delle linee di sviluppo del settore dei Trasporti e della Logistica ponendo le basi per un vero sviluppo economico improntato sulla messa in rete delle opportunità del territorio”.

 

Dott. Bruno Cortese

Presidente cabina di regia Pnrr

mercoledì 26 gennaio 2022

PNRR e piste ciclabili

 A Caserta saranno destinati quasi due milioni di euro del PNRR per la creazione o il rafforzamento delle ciclovie urbane come dichiarato ieri dal Sindaco Marino. "Accogliamo con favore questa notizia" dichiara Sara Femiano, coordinatrice di Caserta Decide. "La nostra città ha tutte le caratteristiche per sviluppare una mobilità più sostenibile e moderna ed è importante utilizzare ogni fondo disponibile per aumentare i chilometri di piste ciclabili a disposizione. Siamo fortemente convinti che creare l’infrastruttura sia il primo passo da compiere se si vuole abituare la cittadinanza a nuovi stili di vita”

I fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sono infatti stati assegnati per la creazione di un progetto che andrà, pare, a raccordare i punti di interesse cittadini quali biblioteca e ferrovie. "Caserta ha nuovamente la possibilità di costruire un anello ciclabile che unisca alcuni dei punti nevralgici della città" prosegue Femiano. “Auspichiamo che i progetti per utilizzare questi finanziamenti siano realizzati seguendo le regole di base riguardanti la mobilità ciclabile: sicurezza e interconnessione. Per far sì che la bicicletta sia preferita all’auto è necessario che possa essere usata in sicurezza. Questo vuol dire piste bidirezionali e protette da cordoli, stalli sicuri nei luoghi di arrivo."

Come Caserta Decide riteniamo che possa essere utilizzato in tutto o almeno in parte il progetto dell' "anello ciclabile” già risultato vincitore di fondi del Ministero dell’Ambiente del 2019 e che, per problemi di carattere organizzativo dell’Amministrazione comunale, sono andati vergognosamente persi. Per il momento, attendiamo l’inizio dei lavori per la pista ciclabile di via Tescione e quella di via Ruggiero che avrà come punto di arrivo la Biblioteca Comunale, già finanziati e ormai alla fase dell’esecuzione, e che sia data piena esecuzione ed efficacia al progetto del “Bike to work” finanziato dalla Regione Campania in via sperimentale.

"Siamo chiaramente disponibili al confronto con i progettisti e le associazioni ambientaliste affinché si possa raggiungere il migliore risultato possibile. " conclude la coordinatrice di Caserta Decide.


Certi di un positivo riscontro
Cordiali saluti
Caserta Decide- Ufficio Stampa

Diocesi di Nocera Inferiore – Sarno Ufficio Comunicazioni Sociali

 Diocesi di Nocera Inferiore – Sarno Ufficio Comunicazioni Sociali

 COMUNICATO STAMPA

 Un anno di libri per Domenico Rea Domani nell’aula magna della Curia vescovile una mattinata di studi sul cantore di Nofi Mercoledì 26 gennaio la Curia vescovile di Nocera Inferiore ospita una giornata di studi su Domenico Rea. A partire dalle ore 9.00 si terrà l’iniziativa sul tema “2021, da Napoli a Nofi. Un anno di libri per Domenico Rea”, in omaggio al grande protagonista della letteratura italiana contemporanea, che ha vissuto l’infanzia e la giovinezza a Nocera Inferiore. Una data emblematica, perché è quella del giorno della morte di Domenico Rea, scomparso a Napoli il 26 gennaio 1994. L’evento, organizzato nell’ambito delle iniziative promosse dal Comitato nazionale per le celebrazioni del Centenario della nascita di Domenico Rea, si aprirà con i saluti del vescovo della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, mons. Giuseppe Giudice, del sindaco di Nocera Inferiore, Manlio Torquato, del rappresentante del Comitato nazionale, Vincenzo Caputo, ricercatore presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e del direttore del DipSUm dell’Università degli Studi di Salerno, Carmine Pinto. A seguire, gli interventi di Raimondo Di Maio, Alessio Forgione, Vincenzo Salerno, Nicla Iacovino, Lucia Rea, Rita Fusco, Rosario Petrosino, Rosa Maria Grillo, Sebastiano Martelli e Lorenzo Pone. Tre sessioni dedicate agli editori napoletani e salernitani, con i contributi di scrittori, critici d’arte docenti universitari. A conclusione dei lavori verrà presentato il libro “Cappuccia” – stampato per i tipi delle edizioni Oèdipus e curato da Francesco G. Forte – primo volume del nuovo anno dedicato all’opera reana. All’editore nocerino, scomparso nella giornata di ieri, sarà dedicato un breve ricordo da parte dei presenti. A conclusione dei lavori è prevista l’inaugurazione della mostra documentario/fotografica a cura di Mudif-Didrammo e Polo Bibliotecario Unisa e la visita al Museo diocesano “San Prisco”, a cura di Salvatore Alfano, Maria Rosaria Califano, Vincenzo Petrosino e Ernesto Terlizzi.

 Accesso consentito con Green pass. Nocera Inferiore, 15/12/2021 Ufficio diocesano Comunicazioni Sociali

S. Messa celebrata presso il Vocazionario di Pianura in memoria di San Francesco di Sales

 

Gli operatori della Comunicazione si assumono la grande responsabilità di saper ascoltare. Di saper incontrare le persone. Ascoltare le loro storie. Saper ascoltare le loro vite. Questo noi lo sperimentiamo soprattutto nelle persone che soffrono. Le persone che bussano alle porte del nostro Paese. Sappiamo ascoltare le loro vite? Guardarle negli occhi? Metterci faccia a faccia? Guardiamo i loro volti. Perché la capacità d’informare, ascoltare, leggere la realtà è la capacità di annunciare. Siamo chiamati ogni giorno a leggere e interpretare i fatti della nostra vita. Ma in questa realtà ci sono sempre le storie delle persone. C’è la vita. Vorrei imparassimo a raccontarla». Questo l’invito del Vescovo delle diocesi di Pozzuoli ed Ischia, S.E.R. Mons. Gennaro Pascarella, rivolto nel corso della Santa Messa celebrata in memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, lo scorso lunedì 24 gennaio, presso il Vocazionario di Pianura. Organizzata dall’associazione della Stampa campana “Giornalisti flegrei” insieme al Centro studi sul Giornalismo “Franco Mancusi”, la celebrazione è stata l’occasione per dare al Vescovo la statuina di don Giustino, divenendo una tappa del tour delle Istituzioni locali alla riscoperta del parroco pianurese di cui il 15 maggio ci sarà la cerimonia di canonizzazione. «Il ruolo degli operatori della Comunicazione è sempre più delicato; l’ascolto è difficile in una realtà costantemente bombardata da messaggi, e la voce dei più deboli appare lontana, un’eco che appena si coglie, ma è a loro che dobbiamo tendere l’orecchio, perché anche la loro storia che va raccontata». Sono queste le parole di Claudio Ciotola, presidente dell’associazione, che attraverso le dirette social, ha permesso anche a chi non poteva fisicamente essere presente, di partecipare all’evento, organizzato nel pieno rispetto delle normative anticovid. «Ricordiamo sempre l’ascolto e il rispetto delle persone che raccontiamo. Raccolti in eucarestia, abbiamo ascoltato la parola di Dio, e ci siamo posti in ascolto delle parole di Papa Francesco. La parola di Dio è performativa, disse Benedetto XVI, per questo ci muove all'azione. Che ci muova all’azione, quindi, e che ogni parola da noi adottata metta in moto dei processi. Chiediamo al Signore che ci aiuti e che questi processi siano sempre rispettosi della vita umana. Comunichiamo le cattive notizie - ha ricordato Pascarella -, comunichiamo anche le buone notizie: la vita di Don Giustino. Grazie per quanto racconterete». Non casuale, infatti, la scelta del Vocazionario, «questa è la cappella di don Giustino, e celebriamo qui oggi questa funzione ricordando anche il suo insegnamento di ascolto e rispetto delle persone. Tutte le persone, a partire proprio dalle più deboli, dalle più fragili, dalle ultime. A noi preme sottolineare il rispetto della realtà che viviamo. Con spirito critico e rispettoso dei valori deontologici e della dignità della vita di ogni uomo». Nelle parole di Don Ciro Sarnataro, vicario generale della Società Divine Vocazioni, un insegnamento caro a molti dei presenti, tra cui Ciro Biondi, Lillo Bonaccorso, Luigi Borrone, Antonio Di Maio, Antonio Grimaldi, Fabio Iacolare, Tonino Morra, Mario Orlando, Luigi Panico, Rosaria Polverino, Rosario Scavetta ed Ennio Silvano Varchetta, un insegnamento che è la strada su cui continuano a muoversi i giornalisti flegrei.

Rosaria Morra

 

UCSI – UNIONE CATTOLICA DELLA STAMPA IN CAMPANIA

 

UCSI – UNIONE CATTOLICA DELLA STAMPA IN CAMPANIA
 AVELLINO  -   irpiniainsieme35@gmail.com

                                                                        

                                                          Cari soci e amici

 

       Anche quest’anno la celebrazione del 24 gennaio festa di San Francesco di Sales, patrono degli scrittori e dei giornalisti, coincide con le limitazioni imposte dal Covid-19. Una limitazione che non c’impedisce di cogliere l’opportunità di qualche momento di preghiera o di riflessione sia pure a distanza.

       Alle ore 9 sarà celebrata l’Eucarestia in memoria del Santo Vescovo di Ginevra e in suffragio dei nostri giornalisti defunti, a cominciare dal compianto Vittorio Petretta, dal quale in anni lontani ricevemmo il testimone dell’Ucsi della nostra provincia. Seguendo con Antonio Pescatore, Goffredo Raimo e Antonio Aurigemma. Un particolare ricordo per i più giovani collaboratori: Valentino De Rosa (Calitri) e Benigno Blasi (Mirabella)).

        Una tradizione che speriamo di onorare nonostante le difficoltà che ci affliggono ormai da tre anni con questa triste pandemia. Le difficoltà hanno tuttavia posto in maggiore risalto il ruolo che la comunicazione sociale e iI giornalismo cattolico in modo particolare dovrebbero assumere in tale momento.

        La pandemia ha sconvolto un poco tutti. Si allega una riflessione desunta dai numerosi contributi che ci sono stati offerti dagli esperti in questi anni e che riassumiamo in questa breve relazione, per un confronto più ampio, insieme al consueto Messaggio diffuso dal Papa in questa circostanza.

         Nello stesso tempo ci era stata suggerita nello scorso anno una più accurata ricerca sulle gravi conseguenze determinate dalla pandemia nell’ambito della economia e del lavoro in Irpinia, con particolare riferimento ai numerosi esercizi commerciali che son stati costretti drammaticamente a sospendere ogni attività.

         Si è dato inizio inoltre ad una ulteriore rassegna sui sempre più frequenti conflitti di coppia, ai quali anche i programmi televisivi stanno offrendo molto spazio. Sono molti i giovani che hanno paura di sposarsi. Tante difficoltà pongono quasi a rischio la stessa istituzione della famiglia e la sua matrice cristiana.

         Sarà nostro compito associativo allargare e aggiornare le ricerche su tali realtà, comunicandone gli sviluppi alle varie associazioni e strutture diocesane maggiormente interessate. Sempre confidando sulla collaborazione di tutti i nostri soci ed amici. Con la protezione del nostro grande Santo Patrono.

          Auguri e cordiali saluti a tutti.

                                                                                            Ucsi Avellino

 

 


             Ipotesi del post-pandemia

     La pandemia si protrae in tutto il pianeta da circa tre anni e continua ad essere uno shock per la maggior parte dei leader politici, degli esperti e dell’opinione pubblica. Dopo tante discussioni non è ancora facile identificare le vere cause né i rimedi di questo disastro indicato come il peggiore evento dopo la seconda guerra mondiale.

     E’ facile ricadere in casi simili nella frustrazione e nel catastrofismo che spesso si cerca di rimuovere con una banalizzazione piuttosto sconcertante del fenomeno. In entrambi i casi comunque viene meno ogni speranza e si ingenera un comune immobilismo. Anche le più avanzate certezze scientifiche risultano discutibili e un intero mondo sembra scomparire.

     Una situazione che era impossibile prevedere e che tuttavia s’inserisce nel contesto di una transizione paradigmatica, già indicata da una molteplicità di elementi. Che spesso però venivano sottovalutati anche per non mettere in discussione consolidati interessi economici e non scomodare l’apatia delle facili deleghe e la diffusa cultura consumistica.

LE CONSEGUENZE

         Sembra che la stampa stessa e l’informzione televisiva non riescano a trovare una linea di equilibrio. Quasi tutte le ricerche giornalistiche vengono circondate da sospetti,  temendo spesso le pressioni e i condizionamenti di quei poteri forti che hanno accumulato enormi ricchezze ricavate con i costosi provvedimenti terapeutici prescelti.

        Il dato più rilevante, messo in evidenza da quasi tutta la stampa cattolica, è ancora una volta il divario enorme che si è andato determinando tra ”i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”. Business miliardari che rappresentano una grave offesa al senso di giustizia, che è proprio della dottrina sociale cristiana.

         Analisi spaventose che, nello stesso tempo però, se sono serie, potrebbero finalmente farci cogliere anche gli effetti positivi di tale disastro, inducendo l’opinione pubblica a scuotere l’indifferenza, l’apatia e il pessimismo; ad attivarsi senza continuare a gettare solo ombre, senza ricercare un poco di luce e rimboccarsi le maniche.

I RIMEDI

         E’ inutile moltiplcare i lamenti. La Chiesa, come madre e maestra, continua a riproporre la sinodalità. Non è una strana novità, ma un ritorno alla Chiesa dei primi secoli, intesa come comunità, dotata di un comune progetto e una comune responsabilità. Senza queste condizioni non si andrà da nessuna parte.

         Riunioni, assemblee, convegni parrocchiali, diocesani, nazionali e internazionali. Attività ritenute spesso noiose e inconcludenti. Ma è da queste che occorre ripartire per evitare la frammentazione e l’insignificanza. I nuovi social offrono una colluvie di notizie, tra le quali molte fake news, senza aiutare l’utenza a discernerle.

         Nello stesso tempo inducono a un confronto che però non si può ridurre a un semplicistico “piace” o “non piace”. Con un minimo di organizzazione il “dialogo” potrebbe estendersi, nei momenti in cui si è più liberi e senza scomodarsi andando in questo o quel centro di cultura. Ed è partecipazio”ne, sinodalità, progetto comune e costruttivo. 

 Bibliografia: Statuto Ucsi – “Famiglia cristiana” - “Aggiornamenti Sociali” - “Avvenire” - “La Civiltà Cattolica”                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

PAPAFRANCESCO#CEI#CORONAVIRUS#MIGRANTI#FOCUS#GMCS2021#TARANTO2021

 

 

56.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

                 il Messaggio di Papa Francesco

 

 “Ascoltare con l’orecchio del cuore”

Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre Francesco per la 56ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che quest’anno si celebra il 29 maggio 2022 sul tema “Ascoltare con l’orecchio del cuore”. 

Cari fratelli e sorelle!
Lo scorso anno abbiamo riflettuto sulla necessità di “andare e vedere” per scoprire la realtà e poterla raccontare a partire dall’esperienza degli eventi e dall’incontro con le persone. Proseguendo in questa linea, desidero ora porre l’attenzione su un altro verbo, “ascoltare”, decisivo nella grammatica della comunicazione e condizione di un autentico dialogo.
In effetti, stiamo perdendo la capacità di ascoltare chi abbiamo di fronte, sia nella trama normale dei rapporti quotidiani, sia nei dibattiti sui più importanti argomenti del vivere civile. Allo stesso tempo, l’ascolto sta conoscendo un nuovo importante sviluppo in campo comunicativo e informativo, attraverso le diverse offerte di podcast e chat audio, a conferma che l’ascoltare rimane essenziale per la comunicazione umana.
A un illustre medico, abituato a curare le ferite dell’anima, è stato chiesto quale sia il bisogno più grande degli esseri umani. Ha risposto: “Il desiderio sconfinato di essere ascoltati”. Un desiderio che spesso rimane nascosto, ma che interpella chiunque sia chiamato ad essere educatore o formatore, o svolga comunque un ruolo di comunicatore: i genitori e gli insegnanti, i pastori e gli operatori pastorali, i lavoratori dell’informazione e quanti prestano un servizio sociale o politico.

Ascoltare con l’orecchio del cuore
Dalle pagine bibliche impariamo che l’ascolto non ha solo il significato di una percezione acustica, ma è essenzialmente legato al rapporto dialogico tra Dio e l’umanità. «Shema’ Israel - Ascolta, Israele» (Dt 6,4), l’incipit del primo comandamento della Torah, è continuamente riproposto nella Bibbia, al punto che San Paolo affermerà che «la fede viene dall’ascolto» (Rm 10,17). L’iniziativa, infatti, è di Dio che ci parla, al quale noi rispondiamo ascoltandolo; e anche questo ascoltare, in fondo, viene dalla sua grazia, come accade al neonato che risponde allo sguardo e alla voce della mamma e del papà. Tra i cinque sensi, quello privilegiato da Dio sembra essere proprio l’udito, forse perché è meno invasivo, più discreto della vista, e dunque lascia l’essere umano più libero.
L’ascolto corrisponde allo stile umile di Dio. È quell’azione che permette a Dio di rivelarsi come Colui che, parlando, crea l’uomo a sua immagine, e ascoltando lo riconosce come proprio interlocutore. Dio ama l’uomo: per questo gli rivolge la Parola, per questo “tende l’orecchio” per ascoltarlo.
L’uomo, al contrario, tende a fuggire la relazione, a voltare le spalle e “chiudere le orecchie” per non dover ascoltare. Il rifiuto di ascoltare finisce spesso per diventare aggressività verso l’altro, come avvenne agli ascoltatori del diacono Stefano i quali, turandosi gli orecchi, si scagliarono tutti insieme contro di lui (cfr At 7,57).
Da una parte, quindi, c’è Dio che sempre si rivela comunicandosi gratuitamente, dall’altra l’uomo al quale è richiesto di sintonizzarsi, di mettersi in ascolto. Il Signore chiama esplicitamente l’uomo a un’alleanza d’amore, affinché egli possa diventare pienamente ciò che è: immagine e somiglianza di Dio nella sua capacità di ascoltare, di accogliere, di dare spazio all’altro. L’ascolto, in fondo, è una dimensione dell’amore.
Per questo Gesù chiama i suoi discepoli a verificare la qualità del loro ascolto. «Fate attenzione dunque a come ascoltate» (Lc 8,18): così li esorta dopo aver raccontato la parabola del seminatore, lasciando intendere che non basta ascoltare, bisogna farlo bene. Solo chi accoglie la Parola con il cuore “bello e buono” e la custodisce fedelmente porta frutti di vita e di salvezza (cfr Lc 8,15). Solo facendo attenzione a chi ascoltiamo, a cosa ascoltiamo, a come ascoltiamo, possiamo crescere nell’arte di comunicare, il cui centro non è una teoria o una tecnica, ma la «capacità del cuore che rende possibile la prossimità» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 171).
Tutti abbiamo le orecchie, ma tante volte anche chi ha un udito perfetto non riesce ad ascoltare l’altro. C’è infatti una sordità interiore, peggiore di quella fisica. L’ascolto, infatti, non riguarda solo il senso dell’udito, ma tutta la persona. La vera sede dell’ascolto è il cuore. Il re Salomone, pur giovanissimo, si dimostrò saggio perché domandò al Signore di concedergli «un cuore che ascolta» (1 Re 3,9). E Sant’Agostino invitava ad ascoltare con il cuore (corde audire), ad accogliere le parole non esteriormente nelle orecchie, ma spiritualmente nei cuori: «Non abbiate il cuore nelle orecchie, ma le orecchie nel cuore». E San Francesco d’Assisi esortava i propri fratelli a «inclinare l’orecchio del cuore».
Perciò, il primo ascolto da riscoprire quando si cerca una comunicazione vera è l’ascolto di sé, delle proprie esigenze più vere, quelle inscritte nell’intimo di ogni persona. E non si può che ripartire ascoltando ciò che ci rende unici nel creato: il desiderio di essere in relazione con gli altri e con l’Altro. Non siamo fatti per vivere come atomi, ma insieme.

L’ascolto come condizione della buona comunicazione
C’è un uso dell’udito che non è un vero ascolto, ma il suo opposto: l’origliare. Infatti, una tentazione sempre presente e che oggi, nel tempo del social web, sembra essersi acuita è quella di origliare e spiare, strumentalizzando gli altri per un nostro interesse. Al contrario, ciò che rende la comunicazione buona e pienamente umana è proprio l’ascolto di chi abbiamo di fronte, faccia a faccia, l’ascolto dell’altro a cui ci accostiamo con apertura leale, fiduciosa e onesta.
La mancanza di ascolto, che sperimentiamo tante volte nella vita quotidiana, appare purtroppo evidente anche nella vita pubblica, dove, invece di ascoltarsi, spesso “ci si parla addosso”. Questo è sintomo del fatto che, più che la verità e il bene, si cerca il consenso; più che all’ascolto, si è attenti all’audience. La buona comunicazione, invece, non cerca di fare colpo sul pubblico con la battuta ad effetto, con lo scopo di ridicolizzare l’interlocutore, ma presta attenzione alle ragioni dell’altro e cerca di far cogliere la complessità della realtà. È triste quando, anche nella Chiesa, si formano schieramenti ideologici, l’ascolto scompare e lascia il posto a sterili contrapposizioni.
In realtà, in molti dialoghi noi non comunichiamo affatto. Stiamo semplicemente aspettando che l’altro finisca di parlare per imporre il nostro punto di vista. In queste situazioni, come nota il filosofo Abraham Kaplan, il dialogo è un duologo, un monologo a due voci. Nella vera comunicazione, invece, l’io e il tu sono entrambi “in uscita”, protesi l’uno verso l’altro.
L’ascoltare è dunque il primo indispensabile ingrediente del dialogo e della buona comunicazione. Non si comunica se non si è prima ascoltato e non si fa buon giornalismo senza la capacità di ascoltare. Per offrire un’informazione solida, equilibrata e completa è necessario aver ascoltato a lungo. Per raccontare un evento o descrivere una realtà in un reportage è essenziale aver saputo ascoltare, disposti anche a cambiare idea, a modificare le proprie ipotesi di partenza.
Solo se si esce dal monologo, infatti, si può giungere a quella concordanza di voci che è garanzia di una vera comunicazione. Ascoltare più fonti, “non fermarsi alla prima osteria” – come insegnano gli esperti del mestiere – assicura affidabilità e serietà alle informazioni che trasmettiamo. Ascoltare più voci, ascoltarsi, anche nella Chiesa, tra fratelli e sorelle, ci permette di esercitare l’arte del discernimento, che appare sempre come la capacità di orientarsi in una sinfonia di voci.
Ma perché affrontare la fatica dell’ascolto? Un grande diplomatico della Santa Sede, il Cardinale Agostino Casaroli, parlava di “martirio della pazienza”, necessario per ascoltare e farsi ascoltare nelle trattative con gli interlocutori più difficili, al fine di ottenere il maggior bene possibile in condizioni di limitazione della libertà. Ma anche in situazioni meno difficili, l’ascolto richiede sempre la virtù della pazienza, insieme alla capacità di lasciarsi sorprendere dalla verità, fosse pure solo un frammento di verità, nella persona che stiamo ascoltando. Solo lo stupore permette la conoscenza. Penso alla curiosità infinita del bambino che guarda al mondo circostante con gli occhi sgranati. Ascoltare con questa disposizione d’animo – lo stupore del bambino nella consapevolezza di un adulto – è sempre un arricchimento, perché ci sarà sempre una cosa, pur minima, che potrò apprendere dall’altro e mettere a frutto nella mia vita.
La capacità di ascoltare la società è quanto mai preziosa in questo tempo ferito dalla lunga pandemia. Tanta sfiducia accumulata in precedenza verso l’“informazione ufficiale” ha causato anche una “infodemia”, dentro la quale si fatica sempre più a rendere credibile e trasparente il mondo dell’informazione. Bisogna porgere l’orecchio e ascoltare in profondità, soprattutto il disagio sociale accresciuto dal rallentamento o dalla cessazione di molte attività economiche.
Anche la realtà delle migrazioni forzate è una problematica complessa e nessuno ha la ricetta pronta per risolverla. Ripeto che, per vincere i pregiudizi sui migranti e sciogliere la durezza dei nostri cuori, bisognerebbe provare ad ascoltare le loro storie. Dare un nome e una storia a ciascuno di loro. Molti bravi giornalisti lo fanno già. E molti altri vorrebbero farlo, se solo potessero. Incoraggiamoli! Ascoltiamo queste storie! Ognuno poi sarà libero di sostenere le politiche migratorie che riterrà più adeguate al proprio Paese. Ma avremo davanti agli occhi, in ogni caso, non dei numeri, non dei pericolosi invasori, ma volti e storie di persone concrete, sguardi, attese, sofferenze di uomini e donne da ascoltare.

Ascoltarsi nella Chiesa
Anche nella Chiesa c’è tanto bisogno di ascoltare e di ascoltarci. È il dono più prezioso e generativo che possiamo offrire gli uni agli altri. Noi cristiani dimentichiamo che il servizio dell’ascolto ci è stato affidato da Colui che è l’uditore per eccellenza, alla cui opera siamo chiamati a partecipare. «Noi dobbiamo ascoltare attraverso l’orecchio di Dio, se vogliamo poter parlare attraverso la sua Parola». Così il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer ci ricorda che il primo servizio che si deve agli altri nella comunione consiste nel prestare loro ascolto. Chi non sa ascoltare il fratello ben presto non sarà più capace di ascoltare nemmeno Dio.
Nell’azione pastorale, l’opera più importante è “l’apostolato dell’orecchio”. Ascoltare, prima di parlare, come esorta l’apostolo Giacomo: «Ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare» (1,19). Dare gratuitamente un po’ del proprio tempo per ascoltare le persone è il primo gesto di carità.
È stato da poco avviato un processo sinodale. Preghiamo perché sia una grande occasione di ascolto reciproco. La comunione, infatti, non è il risultato di strategie e programmi, ma si edifica nell’ascolto reciproco tra fratelli e sorelle. Come in un coro, l’unità non richiede l’uniformità, la monotonia, ma la pluralità e varietà delle voci, la polifonia. Allo stesso tempo, ogni voce del coro canta ascoltando le altre voci e in relazione all’armonia dell’insieme. Questa armonia è ideata dal compositore, ma la sua realizzazione dipende dalla sinfonia di tutte e singole le voci.
Nella consapevolezza di partecipare a una comunione che ci precede e ci include, possiamo riscoprire una Chiesa sinfonica, nella quale ognuno è in grado di cantare con la propria voce, accogliendo come dono quelle degli altri, per manifestare l’armonia dell’insieme che lo Spirito Santo compone.

Roma, San Giovanni in Laterano, 24 gennaio 2022, Memoria di San Francesco di Sales

 

ARCIDIOCESI DI NAPOLI EMERGENZA FREDDO

 


ARCIDIOCESI DI NAPOLI

 

EMERGENZA FREDDO
UNA NUOVA STRUTTURA PER L’ACCOGLIENZA NOTTURNA DI SENZA DIMORA

VOLUTA DALL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DON MIMMO BATTAGLIA

 

Di fronte alle basse temperature di questi giorni con il conseguente grave disagio per i fratelli senza dimora, su richiesta dell’Arcivescovo Battaglia l’Ufficio Confraternite della Curia Arcivescovile ha trasferito in una sede provvisoria i materiali dell’Archivio, custoditi fino ad oggi in Via Duomo 8.

Caritas di Napoli e Comunità di Sant’Egidio, quindi, hanno provveduto a ripulire e organizzare detti locali, per disporre di un maggior numero di posti per l’accoglienza notturna.

Il Volontariato, cattolico e non, assicura la necessaria collaborazione provvedendo alla distribuzione di derrate alimentari.

Si tratta di un intervento di emergenza di fronte ad una situazione che mette a grave rischio la vita stessa di quanti sono costretti a vivere per strada.

Napoli, 24 gennaio 2022

 

 

COMUNICATO STAMPA

 COMUNICATO STAMPA

LA MANSARDA TEATRO DELL’ ORCO
COMPAGNIA DI TEATRO PER LE NUOVE GENERAZIONI
in   collaborazione con
IL CENTRO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE DEL WWF
OASI DEL BOSCO DI SAN SILVESTRO
presenta
Edizione Speciale
con
“Fiabe d’Inverno nel Magico Bosco “
drammaturgia   Roberta Sandias
regia   Maurizio Azzurro
Domenica 30 Gennaio 2022,  alle ore 11.00,  Oasi Bosco San Silvestro, S.Leucio, Caserta
Spettacolo Itinerante
Si allega comunicato stampa e foto evento " Fiabe d'Inverno nel Magico Bosco "
Grazie, buon lavoro.


Dr.ssa Mara Camilli
Ufficio Stampa
Compagnia La Mansarda

COMUNICATO STAMPA COMUNE CANCELLO ED ARNONE

 


Vaccino a scuola per la fascia 5/11 anni, l’assessore Di Vuolo sigla la convenzione con Asl e dirigente scolastico

 

Vaccinazione per i bambini tra i 5 e gli 11 anni, l’amministrazione comunale di Cancello ed Arnone schiaccia il piede sull’acceleratore e si prepara a somministrare le dosi direttamente a scuola. L’assessore alla Sanità Gabriele Di Vuolo ha avuto un incontro con la dirigente scolastica Annamaria Virile, con il direttore del distretto sanitario di Mondragone Severo Stefanelli e con le pediatre del Comune per attivare le procedure per vaccinare direttamente a scuola i bambini. «Come amministrazione crediamo nel vaccino come strumento per sconfiggere il Covid e, per questo, abbiamo sottoscritto un protocollo con Asl e scuola per agevolare le famiglie in questa operazione – ha sottolineato – nelle prossime ore, saranno raccolte le adesioni per ricevere il vaccino e, poi si procederà alla somministrazione nelle scuole. Non ci sarà un open day, ma possono ricevere il vaccino solo coloro che prenotano. Sarà la scuola, di concerto con l’Asl, ha stilare un calendario. In Comune, comunque, apriremo uno sportello informativo per raccogliere le adesioni da parte delle famiglie e per informarle su tutte le procedure da seguire».

 

Direttivo dei Vespisti Alvignanesi disponibile per soci e nuovi tesserati

 VESPACLUB ALVIGNANO, AL VIA

LA CAMPAGNA DI TESSERAMENTO 2022

Direttivo dei Vespisti Alvignanesi disponibile per soci e nuovi tesserati


ALVIGNANO - E' aperta la campagna di tesseramento 2022 del Vespa Club di Alvignano, sodalizio - quello targato Vespisti Alvignanesi - tra i più importanti d'Italia per numero di soci. I motori, la convivialità, la riscoperta del territorio sono questi i vettori che ormai da anni accendono l'entusiasmo di una famiglia grandissima e numerosa, una comunità pronta - Covid permettendo - a riprendere la corsa fatta di iniziative e campagne di sensibilizzazione ma innanzitutto del mitico e tanto desiderato Vespagiro.

C'è voglia di ritornare in sella e di prendere parte a tour panoramici ed enogastronomici, eventi, manifestazioni nazionali e raduni, iniziative mosse dall'amicizia, dalla passione per la Vespa e dalla voglia di stare insieme, in allegria e spensieratezza.

Nell'attesa di riprendere il cammino, è tempo di tesseramento e di aggiornare la tessera che tutti gelosamente custodiamo nel portafogli e tra gli effetti personali. Chi è già socio e vuole rinnovarla e chi, invece, vuole per la prima volta cominciare a possederla, può rivolgersi ai membri del Direttivo o contattarci attraverso i nostri canali social (Facebook e Instagram).





--
Federica Landolfi
Giornalista e docente