Diocesi di Caserta
Discorso alla Città del vescovo Pietro
in occasione del Te Deum di fine Anno
Primi Vespri della Solennità di Maria SS. Madre di Dio
31 dicembre 2022
Cattedrale di Caserta
Carissimi, a poche ore dalla fine del 2022, nei Primi Vespri della Solennità di Maria
SS. Madre di Dio, siamo riuniti nella nostra Chiesa Cattedrale per rendere grazie al
Signore per tutti i benefici ricevuti nell’anno che sta per finire. Mentre gli diciamo grazie
per i tanti doni concessici in questo anno, vogliamo chiedergli perdono per ciò che
potevamo fare e non abbiamo fatto, ma anche invocare la sua benedizione sul nuovo Anno
ormai alle porte. Vogliamo, in particolare, presentare al Signore alcune intenzioni di
preghiera, fiduciosi nell’intercessione della Madre di Dio.
La nostra preghiera, qui questa sera è, innanzitutto, per il Papa emerito Benedetto
XVI, che questa mattina ha concluso la giornata terrena. Grati al Signore per la luminosa
testimonianza di vita e per il suo altissimo magistero, lo affidiamo al Padre della
misericordia. Per tutto il bene fatto alla Chiesa e al mondo, Dio ricompensi colui che, nel
giorno della sua elezione a successore di Pietro, volle definirsi "un semplice e umile
lavoratore nella vigna del Signore" e gli conceda la visione del Suo Volto.
Una particolare preghiera vogliamo poi rivolgere al Signore per quanti soffrono a
causa della guerra e per chiedere il dono della Pace, in Ucraina e in ogni altro Paese
dove si combatte e si uccide, dove le persone sono offese nella loro dignità. Un pensiero
tutto speciale rivolgo pure al popolo iraniano, in particolare alle donne e a quanti
manifestano per la difesa dei diritti umani.
Infine, vogliamo pregare per tutti gli ammalati, gli anziani, quanti sono nel lutto, le
persone sole, i poveri e quanti hanno perso il lavoro e tutti coloro che sono afflitti da
situazioni di affanno e di paura.
Saluto tutti voi carissimi sorelle e fratelli, insieme ai presbiteri e ai diaconi presenti: le
autorità civili e militari che prendono parte a questa celebrazione e, in modo particolare,
il Sig. Sindaco di Caserta, presente qui a nome di tutta la Città. Nel ribadire la stima nelle
Istituzioni dello Stato, rinnovo, a quanti qui questa sera le rappresentano e a tutti coloro
che, nel nostro territorio, sono a servizio del Paese, l’assicurazione della preghiera, mia e
della comunità diocesana, e, insieme, l’impegno ad offrire la collaborazione della Chiesa
di Caserta per il bene del nostro popolo la cui sorte sempre più deve starci a cuore.
Abbiamo ascoltato, nella Lettura breve di questi Vespri, le parole dell’Apostolo Paolo
ai cristiani della Galazia: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio,
nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché
ricevessimo l'adozione a figli» (4, 4-5).
Dio ha mandato il Suo Figlio. È ciò che stiamo contemplando in questi giorni: il
mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio che, “nato da donna”, assume tutta quanta la
nostra umanità.
Scrivevo nel Messaggio di Natale di quest’anno: “Natale è questo. È sapere che Uno
è venuto per noi, Uno che ci può salvare: Lui è venuto per noi, per me, per te! Non siamo
soli! Siamo amati. Dio ci ama. Ama la nostra vita, ama la Storia. Ama la nostra Terra.
Ama la nostra carne! E perciò la condivide, l’assume tutta quanta. E ci dice: ci sto! Sì,
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Dio non solo c’è, ma ci sta! Sta dalla nostra parte: e per questo è venuto nel mondo. Ci
ha amati a tal punto d’aver voluto essere uno di noi, in mezzo a noi, e di aver deciso di
farsi, per sempre - costi quel che costi - nostro compagno di viaggio sulle nostre strade”.
Sì, con l'incarnazione del suo Figlio, Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. La
contemplazione di questo mistero - quello appunto dell’Incarnazione - chiama la Chiesa
ad assumere la stessa logica del Figlio di Dio e lo stesso suo stile di presenza nel mondo.
Per questo, il Concilio - di cui quest’anno abbiamo celebrato sessant’anni dall’apertura -
ci ricorda che è compito della Chiesa farsi uno con la vita e la storia degli uomini. “Le
gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e
di tutti coloro che soffrono, - ci ha detto - sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e
le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco
nel loro cuore” (Gaudium et spes, 1).
I cristiani, perciò, pur essendo pellegrini verso il Regno di Dio e pur riconoscendo
come propria un’altra Patria, si sentono realmente e intimamente solidali con il genere
umano e con la sua storia.
Perciò la Chiesa - continua il Concilio - volendo esprimere in maniera concreta la
propria solidarietà e, allo stesso tempo, il rispetto e l'amore verso l'intera famiglia umana
dentro la quale essa vive, desidera instaurare con questa un dialogo sui tanti problemi che
l’affliggono e sulle sfide che, di volta in volta, le si pongono davanti, provando a portare
la luce che viene dal Vangelo, e mettendo a disposizione degli uomini le energie di
salvezza che essa, sotto la guida dello Spirito Santo, riceve dal suo Signore. Si tratta di
salvare l'uomo; si tratta di edificare l'umana società. Sì, “nessuna altra ambizione terrena
spinge la Chiesa; essa mira a questo solo: continuare, sotto la guida dello Spirito
consolatore, l'opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza
alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito” (Gaudium et
spes, 3).
In questo spirito e dentro questa missione s’inseriscono, questa sera, le mie parole - un
contributo, umile e rispettoso - che, in qualità di vescovo della Chiesa che vive in
Caserta, sento il dovere di offrire alla Città e alle sue Istituzioni, al territorio e alle persone
che lo abitano, e a tutti coloro che, in esso, a vario titolo, si adoperano per il bene comune.
La prima parola è soprattutto: grazie! Grazie al Signore per tutti doni che ci ha fatto
in questo anno, quelli di cui ci rendiamo conto, ma anche quelli che non siamo stati capaci
di riconoscere. Vogliamo fare memoria di tutti i doni ricevuti e ringraziare il Signore per
tutte le cose belle di cui siamo stati testimoni.
Dentro il nostro rendimento di grazie a Dio, c’è il grazie a tutti coloro che si sono
adoperati per garantire i servizi essenziali della persona: penso innanzitutto al
personale sanitario, ai medici, agli infermieri, ai farmacisti, che con generosità si sono
impegnati, in un anno ancora segnato dal covid, per assicurare ai cittadini un’adeguata
assistenza sanitaria; ma anche alle forze dell’ordine e ancora a tutti coloro che in maniera
disinteressata hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro competenze per
promuovere azioni e opere volte al bene comune, esaltando così il concetto della gratuità
che accoglie. La pandemia ha fatto emergere tante fragilità, ma anche la generosità di
sacerdoti, forze dell’ordine, volontari, vicini di casa, che si sono spesi per alleviare le
sofferenze e le solitudini di poveri e anziani. Questa rete di relazioni solidali è una
ricchezza che va custodita e rafforzata. “Esiste la gratuità. - dice Papa Francesco
nell’enciclica Fratelli Tutti - È la capacità di fare alcune cose per il solo fatto che di per
sé sono buone, senza sperare di ricavarne alcun risultato, senza aspettarsi
immediatamente qualcosa in cambio” (139).
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Un grazie particolare alle associazioni sia ecclesiali che della società civile, le quali
con coraggio praticano quella solidarietà speciale verso i tanti che soffrono: pensano e
agiscono in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni
da parte di alcuni; lottano contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la
mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi.
(FT 116). Si pensi all’impegno nei quartieri più poveri e socialmente trascurati della città
di Caserta, ma anche all’accoglienza dei profughi ucraini. Riguardo all’emergenza
ucraina, un grande grazie va espresso alla nostra Caritas diocesana che, anche attraverso
il coinvolgimento delle nostre parrocchie, ha fatto tanto in termini di accoglienza e di
sostegno alle famiglie che scappavano dalle atrocità della guerra.
Anche agli amministratori pubblici e a tutti coloro che sono stati chiamati dal popolo
al servizio della cosa pubblica, va la mia gratitudine. Mi rendo conto di quanto sia
complesso il loro lavoro. Immagino che a volte si senta la solitudine della responsabilità.
“Spesso la gente pensa che la democrazia si riduca a delegare col voto, dimenticando il
principio della partecipazione, essenziale perché una città possa essere bene
amministrata. Si pretende che i sindaci abbiano la soluzione a tutti i problemi! Ma questi
- lo sappiamo - non si risolvono solo ricorrendo alle risorse finanziarie. Quanto è
importante poter contare sulla presenza di reti solidali, che mettano a disposizione
competenze per affrontarle! Occorre un progetto di convivenza civile e di cittadinanza”:
così si esprimeva Papa Francesco, parlando ai Sindaci dell’Associazione Nazionale
Comuni d’Italia il 5 febbraio scorso.
Un grazie tutto speciale va detto però - prima di tutto - alle famiglie. Vero pilastro
della società e principale ammortizzatore sociale, la famiglia è tra le esperienze umane
più generative. Chiamata a gettare ponti tra le generazioni per trasmettere i valori che
costruiscono l’umanità, essa costituisce un vero “fermento della cultura dell’incontro e
porta al mondo attuale un’iniezione di socialità: davvero il bene della famiglia è decisivo
per il futuro del mondo e della Chiesa. Proprio la famiglia nata dal matrimonio genera
legami fecondi, che risultano l’antidoto più efficace all’individualismo dilagante” (Papa
Francesco, Videomessaggio al Convegno CEI sull’Amoris Laetitia).
La gratitudine verso le famiglie che, con coraggio, soprattutto durante il tempo duro
della pandemia, hanno svolto una straordinaria funzione di accoglienza e di sostegno,
specialmente verso coloro che a loro interno vivevano situazioni di fragilità - penso agli
anziani, ai malati, alle persone disabili - deve spingerci a fare di più per loro. Non
possiamo lasciarle sole: occorre che le comunità cristiane facciano di più in loro favore e
riconoscano come vera priorità l’impegno per una pastorale familiare più efficace.
Occorrono però innanzitutto politiche familiari più decise e concrete. Sono tante oggi le
famiglie che vivono la loro missione tra grandi difficoltà e si trovano, in solitudine, a
gestire situazioni al limite del possibile. Molte, troppe famiglie, anche qui a Caserta,
scoppiano; aumentano in esse i conflitti tra le coppie e cresce il disagio giovanile. Tante
non riescono ad arrivare alla fine del mese; diverse sono quelle che, cedendo alla
disperazione, si vedono costrette a rivolgersi ai tanti usurai dietro l’angolo, pronti ad
approfittare della loro condizione di debolezza. Numerose sono quelle che non ce la fanno
più a svolgere quella funzione così importante di cura e di accoglienza dei loro anziani,
malati, disabili. In un contesto del genere cresce la preoccupazione nell’assumere la
responsabilità di relazioni stabili e aumenta la paura di fare i figli. L’inverno demografico,
che sta attraversando l’Italia, incomincia così a farsi sentire anche tra noi. Occorrono
incentivi che favoriscano l’accoglienza della vita in famiglia. La mancanza di servizi per
l'infanzia è certamente un deterrente per quelle famiglie, soprattutto giovani, che
desidererebbero mettere al mondo dei figli. Nella classifica sulla qualità della vita delle
province italiane del Sole 24 Ore, l'indicatore "bambini" che raggruppa i servizi per
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l'infanzia come asili nido, aree giochi, scuole accessibili, riporta Caserta al 101° posto su
107. L'unico asilo nido pubblico della città necessita di riqualificazione. Auspico che,
come promesso, si possa mettere mano al suo recupero, e che, anzi, insieme alla
riqualificazione dell’edilizia scolastica, pure annunciata, possano nascere sul territorio
altre strutture per la prima infanzia.
Un grazie particolare va detto anche al mondo della scuola e, in special modo, ai
dirigenti e ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado, come pure a tutti gli operatori
del settore. Visitando le comunità scolastiche presenti nel territorio della Diocesi,
verifico, con piacere, la grande passione che li anima e l’impegno che mettono
nell’accompagnare i ragazzi e i giovani delle nostre terre. Tra loro, si registrano
purtroppo, da diversi anni, segnali di un chiaro disagio, che spesso si manifesta nel
fenomeno, ancora forte dalle nostre parti, della dispersione scolastica, ma sfocia pure,
come spesso accade, in fatti di vera e propria violenza.
Pure a Caserta, anche quest’anno, sono stati numerosi gli episodi di movida violenta
che hanno visto protagonisti i nostri giovani. Non vorremo che la nostra città e la nostra
provincia venissero ricordate solamente per fatti di violenza e vicende di disordine tali da
compromettere una sana e serena vita sociale. C’è bisogno sulle nostre strade e nelle
nostre piazze di maggiore sicurezza e, perciò, auspico, a Caserta come negli altri paesi
del nostro territorio, un incremento, in special modo, delle forze della polizia
municipale, la cui presenza è quanto mai necessaria per la sicurezza e il benessere delle
nostre città. Constato con piacere, a tale riguardo, l’impegno dello Stato e dei Comuni
nell’implementare i sistemi di videosorveglianza sul territorio. Agli uomini della polizia
municipale e a tutte le altre forze dell’ordine che assolvono ad un compito così delicato,
quale quello della tutela e della difesa dei cittadini, insieme alla mia gratitudine va il mio
pensiero e il mio ricordo nella preghiera.
Ai fenomeni di violenza che coinvolgono i nostri giovani bisogna però rispondere
prima di tutto con un’opera di prevenzione. Gli atti di violenza sono infatti sintomo di un
disagio che non può essere disatteso. I giovani chiedono di essere ascoltati e desiderano
incontrare sulla loro strada adulti credibili che sappiano aiutarli a realizzare i loro sogni,
testimoni autorevoli che sappiano mettere in loro passioni grandi. Il mondo che li circonda
propone, infatti, troppe volte, soltanto esempi di narcisismo e, spesso, di vera idolatria del
benessere. Ci troviamo in una evidente situazione di emergenza educativa. C’è bisogno,
perciò - come più volte ci ha ricordato il Santo Padre - di un vero e proprio cambio di
mentalità, capace di promuovere una vera alleanza educativa che metta insieme famiglia,
scuola, parrocchia, mondo del volontariato, capace di generare un nuovo senso di
comunità e una nuova appartenenza sociale. Come Chiesa di Caserta vogliamo tentare di
fare la nostra parte, non soltanto prendendoci cura dei nostri ragazzi attraverso un’opera
di educazione alla fede nelle parrocchie, nei nostri oratori e nelle varie associazioni
ecclesiali - per la quale opera ringrazio e sprono i nostri parroci e tutti gli operatori
pastorali - ma anche provando a stringere patti di collaborazione con il mondo scolastico
e con quello accademico che, su alcuni temi, già è stato attivato e sta producendo già i
suoi primi frutti. Esprimo a tale riguardo la mia gratitudine al senato accademico
dell’Università Vanvitelli e, in primo luogo, al suo magnifico rettore.
Accanto ai tanti motivi di speranza che mi piace sottolineare, specie in un momento
così difficile come questo - non solo per l’Italia, ma per l’intero pianeta - ci sono però
altre situazioni di criticità che ci preoccupano non poco e che, ritengo, non possano
essere sottaciute ma, al contrario, domandano un rinnovato impegno di tutti e un maggiore
senso di responsabilità.
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Cresce nel mondo, ma pure nel nostro Paese, la povertà e la “forbice” delle
disuguaglianze si sta sempre più divaricando, non solo per i redditi, ma anche per la
qualità del lavoro. Al momento, nel mondo settecento milioni di persone vivono con meno
di due dollari al giorno e il dieci per cento della popolazione mondiale detiene il
settantasei per cento della ricchezza. Anche per la nostra provincia le cose non vanno per
nulla bene. Aumenta il numero dei poveri che bussano alla nostra Caritas! Il recente
rapporto sulla qualità della vita - se si analizzano alcuni indicatori che stimano il tasso di
povertà delle famiglie - colloca Caserta agli ultimissimi posti delle province italiane. Su
107 province, Caserta si pone alla posizione 105 per la spesa tra le famiglie in beni
durevoli, e alla posizione 103 per il numero di percettori del reddito di cittadinanza. A ciò
si associa che il tasso di occupazione per le persone in età lavorativa (dai 20 ai 64 anni) è
molto inferiore (46,5%) rispetto alla media nazionale (63,2%). Anche per i Neet, cioè i
giovani che non lavorano e non studiano, si riscontrano percentuali allarmanti (32%).
Si tratta di una situazione davvero difficile, in alcuni casi drammatica, per la quale
sono necessari interventi strutturali dello Stato e che, nell’immediato, richiede che
s’intervenga con misure tese a contenere il disagio di tante famiglie che vivono condizioni
di vera povertà. Dietro questi numeri e percentuali ci sono infatti tanti volti di persone
che soffrono e molte famiglie in pena. Riteniamo però che la vera risposta per loro sia
il lavoro: un lavoro equo, onesto, dignitoso e soprattutto sicuro. Non basta, anche se
necessaria, l’assistenza; non basta dare un pacco alimentare: occorre il lavoro! “La loro
dignità - ha detto Papa Francesco ai sindaci italiani - chiede un lavoro, e quindi un
progetto in cui ciascuno sia valorizzato per quello che può offrire agli altri. Il lavoro è
davvero unzione di dignità!”.
Purtroppo, invece, a Caserta, dopo il covid, hanno ripreso forza le varie vertenze delle
aziende che subiscono le crisi del proprio settore: crisi finanziarie, di delocalizzazione
o che patiscono i contraccolpi della guerra in Ucraina. Molti padri e molte madri soffrono
il dramma di non avere un lavoro che permetta alle loro famiglie un’esistenza serena,
oppure vivono nell’incertezza della cassa integrazione che spesso diventa anticamera del
licenziamento. Tra i tanti penso ai lavoratori della Jabil, della Softlab Teck, e a tante
altre piccole e medie imprese che guardano con preoccupazione al futuro aziendale e a
quello dei loro dipendenti. Bisogna evitare che accada ciò che è successo per Logista
Italia che in questi mesi ha chiuso la sede di Maddaloni. Il caso di Jabil e Softlab in
particolare è emblematico di come il Meridione e, in special modo, la provincia di Caserta
- un tempo definita, per la straordinaria presenza imprenditoriale, come la Brianza del
Sud - siano stati metodologicamente deindustrializzati. Non posso non ricordare qui e
pregare affinché si trovi una soluzione anche per gli operatori sociosanitari (Oss) del
comparto ospedaliero, i quali, dopo oltre dieci anni di precariato, rischiano di perdere il
posto di lavoro.
Accanto al dramma della povertà e della mancanza di lavoro, ci sono altri temi che
richiedono attenzione: penso alla piaga dell’illegalità e della corruzione; al rischio ancora
elevato di infiltrazioni camorristiche nei circuiti dell’economia locale; al fenomeno dello
spaccio e dell’uso di stupefacenti; al dramma del gioco d’azzardo che pone la nostra
provincia ai primi posti a livello nazionale; all’affanno del sistema sanitario nazionale
con il sovraffollamento dei pronto soccorso e i ritardi negli esami diagnostici nelle nostre
strutture sanitarie; al dramma del lavoro nero; allo stato di clandestinità nel quale sono
costretti a vivere tanti immigrati; alla mancata bonifica dei siti inquinati; all’ancora forte
presenza di sversamenti di rifiuti, nonostante siano diminuiti i roghi che sono all’origine
per il nostro territorio del triste titolo di “terra dei fuochi”.
Una parola desidero dire anche sul Policlinico di Caserta, i cui lavori per la
costruzione si protraggono da ormai venti anni e non sembrano avere mai termine. Il
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territorio casertano ha un grande bisogno di posti letto ospedalieri. Auspico che si possa
superare questo stallo dei lavori e che, come recentemente ho avuto modo di apprendere
dai media, si arrivi a completare la struttura entro il 2025, anno giubilare. L’apertura del
Policlinico potrebbe fungere da volano per l’economia locale, generando posti di lavoro
nel settore sanitario e nell’indotto.
C’è poi un altro tema che m’interessa mettere in evidenza: quello della bassa qualità
della vita nei comuni del nostro comprensorio, e, in particolare, quello della cura per le
periferie e per i beni comuni.
Caserta ha le sue periferie molto spesso trascurate e a volte dimenticate. Pensiamo ai
borghi collinari e ai quartieri popolari. Ribadisco ancora una volta la mia vicinanza ai
residenti del rione Acquaviva e il sostegno al percorso di riqualificazione del quartiere
intrapreso dall’amministrazione comunale. Spero che tra questi interventi progettuali
possa essere inserita anche la rifunzionalizzazione dei cortili delle case popolari di via
Trento - luoghi per lungo tempo abbandonati al degrado e all'incuria - in modo che questi
spazi possano diventare aree pubbliche da utilizzare per finalità collettive, in primo luogo
per le persone che vi abitano.
Vivendo anch’io la Città non posso non notare ciò che vedono con dolore gran parte
dei cittadini: una trascuratezza nel decoro urbano e la mancanza di manutenzione dei
beni comuni: strade dissestate e aree verdi a volte abbandonate o non curate. Con piacere
constato il favore con cui è stato salutato il restauro della villetta padre Pio e come siano
tante le famiglie con i loro piccoli che la frequentano. Spero che altri luoghi di
aggregazione e socialità possano vedere la luce in città a incominciare dai quartieri delle
periferie.
Papa Francesco, all’inizio di quest’anno, sempre parlando all’Anci, diceva che partire
dalle periferie non vuol dire escludere qualcuno; si tratta invece di una scelta di metodo
e non di una scelta ideologica: partire dai poveri per servire il bene di tutti. E aggiungeva:
“occorre investire in bellezza laddove c’è più degrado, in educazione laddove regna il
disagio sociale, in luoghi di aggregazione sociale laddove si vedono reazioni violente, in
formazione alla legalità laddove domina la corruzione”.
E nella Laudato si’: gli spazi pubblici, i quadri prospettici e i punti di riferimento
urbani di una città, “accrescono il nostro senso di appartenenza, la nostra sensazione di
radicamento, il nostro ‘sentirci a casa’ all’interno della città che ci contiene e ci unisce”.
E aggiungeva: “è importante che le diverse parti di una città siano ben integrate e che gli
abitanti possano avere una visione d’insieme invece di rinchiudersi in un quartiere,
rinunciando a vivere la città intera come uno spazio proprio condiviso con gli altri”
(151).
Auspico che i numerosi finanziamenti del PNRR annunciati possano consentire la
realizzazione di tante opere in favore della nostra Città, e che Caserta sappia favorire
quell’integrazione tra le parti, tra centro e periferie, così come tra siti storico-culturali e
luoghi della vita quotidiana. La nostra Città ha al suo interno la Reggia. Patrimonio
mondiale dell’Unesco, il Palazzo voluto dai Borbone è uno dei siti tra i più visitati in
Italia, con record di turisti, specialmente in questo anno. Eppure, sembra che la città non
ne tragga affatto beneficio: mi sembra un fatto paradossale che chiama in causa non solo
gli amministratori locali ma lo Stato e gli altri enti locali, e chiede un cambio di mentalità
dei singoli e delle Istituzioni. Ospitare in città la Reggia, così come gli altri siti artistici
del Belvedere di San Leucio e di Casertavecchia, dovrebbe infatti significare per Caserta
un beneficio enorme sia per qualità della vita, sia per ciò che attiene a posti di lavoro.
Sembra invece mancare del tutto una visione, un’anima turistica che sappia fare tesoro
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delle bellezze del nostro territorio e rendere al contempo la città migliore, più ospitale e
accogliente.
A questo piano, in un’ottica d’integrazione e di visione d’insieme, vorremmo che
potesse contribuire la riqualificazione dell’area dell’ex Macrico.
Lo scorso anno in questo stesso giorno, durante la celebrazione di ringraziamento di
fine anno, diedi l’annuncio della decisione assunta dalla Chiesa di Caserta di mettere a
disposizione della Città e a servizio del bene comune quel polmone verde per troppi anni
rimasto chiuso e abbandonato.
In questo anno tanto è stato fatto, soprattutto in termini di partecipazione e di
coinvolgimento della Città, a incominciare dai giovani, dalle associazioni e dalle scuole.
Ma non solo: è nata la Fondazione diocesana Casa Fratelli Tutti che avrà il compito di
seguire il processo rigenerativo dell’area; è stata richiesta e ottenuta l’autorizzazione
canonica dalla Santa Sede per il trasferimento della proprietà del bene dall’Istituto
Diocesano Sostentamento Clero alla Fondazione; è stato avviato un proficuo dialogo con
i vertici del Dicastero vaticano competente che hanno espresso compiacimento per l’opera
intrapresa e incoraggiato il percorso intrapreso dalla Diocesi attraverso la Fondazione;
quest’ultima ha già affidato l’incarico ai professionisti che dovranno redigere il
masterplan generale e il progetto architettonico. Punto fermo per la realizzazione del
nostro “sogno” sarà il Manifesto della Chiesa di Caserta “Da Campo di Marte a Campo
della Pace”, che ho constatato, con piacere, essere stato condiviso e apprezzato da tanti.
Il nuovo Macrico diventerà un parco urbano verde fondato sulla natura, ispirato al
principio dell’ecologia integrale espresso nella Laudato si’, inteso cioè come
combinazione della componente naturale, economica, umana, sociale e culturale.
Ribadisco che non ci sarà alcuna opera di cementificazione. Assicuro, anzi, che le
strutture sociali e culturali che si prevede di realizzare troveranno posto nell’edificato già
esistente che verrà riqualificato e ridimensionato restituendo l’edificato in eccesso al
verde.
Nel prossimo anno ci aspetta tanto altro lavoro. L’approccio progettuale, sulla scorta
dei dettami contenuti nel Manifesto della Chiesa di Caserta e nell’Enciclica papale, è
fondato sulla corresponsabilità comune, per cui non saranno solo la proprietà, il pubblico,
il privato, gli attori scientifici e la società civile organizzata ad essere protagonisti del
processo, ma anche gli abitanti, le nuove generazioni, i migranti, quelli che solitamente
non hanno voce, e chiunque abbia attenzione verso il bene comune.
Carissimi, la guerra in Ucraina sta mietendo tante vittime e sta diffondendo grande
incertezza, non solo per chi ne viene direttamente colpito, ma in modo diffuso e
indiscriminato per tutti, anche per quanti, a migliaia di chilometri di distanza, ne soffrono
gli effetti collaterali. Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di domani il
Papa ci invita a domandarci che cosa abbiamo imparato dalla pandemia. E ci ribadisce
nuovamente che “nessuno può salvarsi da solo” e che bisogna “rimettere al centro la
parola ‘insieme’. Infatti, è insieme, nella fraternità e nella solidarietà, che costruiamo la
pace, garantiamo la giustizia, superiamo gli eventi più dolorosi”.
Spero che - come ho scritto nel Manifesto “Da Campo di Marte a Campo della Pace”
- nel popolo casertano cresca una nuova cultura del “noi” e si generi in esso il senso della
città come casa comune nella quale provare a coltivare «lo spirito del “vicinato”, dove
ognuno sente spontaneamente il dovere di accompagnare e aiutare il vicino» e dove «si
vivono i rapporti di prossimità con tratti di gratuità, solidarietà e reciprocità» (Fratelli
Tutti, 152).
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È quanto auspico e ciò che chiedo al Signore, per intercessione di Maria, Regina della
Pace, per la nostra Caserta, per la nostra Chiesa in stato di sinodo, per questa nostra Terra
di lavoro segnata da tante contraddizioni, per l’Italia e per il mondo. Amen.