giovedì 23 aprile 2015

Resti di Luigi Vanvitelli, non trasformiamo la storia in Mistero!


            Al Sindaco di Caserta dott. Pio del Gaudio

           Al Soprintendente arch. Salvatore Buonomo

Facendo seguito alle precorse note, rimaste senza esito, avendo indicato alle SS.LL. l’opportunità della data del 12 maggio p.v. per un rientro in città dei resti dell’arch. Luigi Vanvitelli, nel giorno del suo 315° anno dalla nascita, senza accanimento alcuno, ma per il solo dovere di non far disperdere i passi in avanti compiuti, sono, mio malgrado, costretto a far ritorno sulla vicenda dei poveri resti mortali dell’illustre Architetto dei Borbone, ancor oggi presenti in luogo diverso da quello di iniziale deposizione.
Scrivo nel rispetto massimo delle istituzioni interessate, senza alcuna strumentalizzazione, solo per passione, nella qualità di cultore della storia casertana e per porre fine ad una situazione che rischia sul serio di diventare lesiva della dignità del celebre defunto ed in definitiva della nostra città.  
Sulla scomparsa dei resti di Luigi Vanvitelli, lo scrivente ha personalmente condotto una indagine accurata, durata alcuni mesi, da cui sono derivati diversi contatti e numerose informazioni che, grazie anche ad una serie di circostanze fortuite, hanno prodotto il frutto del ritrovamento dell’involucro contenente i resti ossei, così come partiti da Caserta.
Questo tema, fin da subito, ha sviluppato un grande interesse dentro e fuori la città, facendo nascere un approfondito dibattito, una serie di interrogativi e l’apertura di un mondo sconosciuto, ricco di infiniti dettagli e sfumature.
Un fatto normale, se si pensa al rilievo della notizia, che poggia su 31 anni di silenzio, tramutatosi in dimenticanza e relativa inefficienza amministrativa. Un episodio gravissimo  se lo riportiamo in calce alla storia di colui che, con la costruzione della Reggia, ha originato la nascita della nuova Caserta. Una condizione che doveva generare un attivismo nel recupero di quei resti da parte di chi a tal uopo preposto e che, invece, purtroppo e malgrado ogni sollecito, non ha ancora prodotto gli auspicati risultati.
Le uniche notizie fin qui diffuse, sono state quelle del sottoscritto che, come ha giustamente scritto qualche giornale, rischiano di alimentare un “Mistero” piuttosto che un felice epilogo.
Con grande meraviglia e forte disagio, lo scrivente ha dovuto prendere atto che si è aperta una corsa tesa a smentire e mettere in dubbio che quei resti, depositati presso l’Università di Chieti ed ivi trasmessi dalla Soprintendenza di Caserta, potessero realmente appartenere a Luigi Vanvitelli. Nessuno si è premurato di avviare prima il recupero del povero involucro, custodito oggi, dopo il clamore e l’evidenza pubblica, direttamente dal Prof. Luigi Capasso.
Perché? A chi giova tutto questo? Dobbiamo ritenere che quanto scritto dal giornalista di Repubblica il 29 luglio del 1984, sia stato solo un sogno?  
Una constatazione nasce allora spontanea, come si fa a smentire con tanta certezza ed assolutezza, visto che manca ad oggi un rilievo scientifico ufficiale, che quelle ossa, prelevate dal luogo di sepoltura indicato per espressa volontà dell’Arch. Luigi Vanvitelli, non appartengano poi effettivamente all’architetto di origini olandese?
Quei resti insufficienti nel 1984 per l’analisi al carbonio 14, possono oggi essere tranquillamente sottoposti a nuove analisi, con diversi ed innovativi mezzi scientifici, a partire dalla radiologia computerizzata e dall’analisi del DNA. Proprio quest’ultima potrebbe essere effettuata su un campione anche minimo dei resti, incrociandolo con quello dell’ultimo erede della famiglia Vanvitelli che ancora vive a Napoli;  
A queste indagini si potrebbe addivenire, con rapidità e gratuitamente, grazie alla collaborazione di alcuni Studiosi Casertani in attività presso l’Università di Foggia - esperti in Discipline antropologiche ed odontologiche forensi. A tal riguardo, il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Foggia, retto dal prof. Lorenzo Lo Muzio, ha già più volte offerto la propria collaborazione per l’emergenza archeologica casertana, apertasi con il ritrovamento delle tombe  sulla Garzano-Tuoro.  Questa disponibilità, dal grande spessore scientifico e soprattutto gratuita, non ha ancora ottenuto riscontro, negando alla città l’aiuto spontaneo e la collaborazione volontaria, di questo gruppo di ricercatori, utile a datare ed identificare con maggior precisione le tracce sparse e flebili della nostra origine.
Sicuri che questa situazione di incertezza debba essere condotta a naturale sintesi, si conferma la piena fiducia nel valore delle istituzioni interessate al recupero che si auspica, ancora una volta, possa avvenire in tempi rapidi e con i dovuti riti civili e religiosi.
Bisogna riconferire la giusta pace e la dignità negata alla memoria tormentata di questo nostro grande predecessore, più volte vittima di sviste storiche, come l’abitazione di Corso Trieste, le indicazioni sbagliate che, per anni, hanno portato a ritenere che fosse sepolto nella Chiesetta di Sant’Elena alla Santella, anziché nella Chiesa di San Francesco di Paola a Casagiove, da cui poi è, definitivamente, scomparso nel 1984.  
Il recupero di queste tracce storiche e dei resti mortali condotti a Chieti, portino ad una nuova analisi scientifica, rilanciando con la storia di Luigi Vanvitelli, i natali nobili di Caserta, sorti intorno alla felicissima intuizione borbonica della Reggia, ma che, alla luce di quanto descritto, sembrerebbe esser vittima del proprio destino e timorosa della sua stessa storia. 
            Caserta 23 aprile 2015                                                         Il Consigliere Comunale
                                                                                                                Antonio Ciontoli



Si allega scheda di riassunto:
-          Il 1 marzo 1773 muore L’arch. Luigi Vanvitelli;
-          Dal registro Liber Mortuorum - datato 1700 - dove si registravano i morti tumulati nella  Chiesa di San Francesco di Paola in Casagiove, si legge: " A dì Primo di Marzo 1773 - Passò da questa a miglior vita il Sig. D. Luigi Vanvitelli Ingegnere del Re, munito con tutti i sacramenti, nella Terra di Caserta, e per "divozione" volle e fu sepolto nella nostra chiesa Parrocchia di San Francesco di Paola della città di Caserta”;
-          Per 211 anni quelle spoglie sono state ivi collocate;
-          Nei primi mesi estivi del 1984, dopo l'intervento della Sovrintendenza dei Beni Culturali di Caserta, le spoglie rinvenute furono spostate all'istituto di medicina legale di Caserta. Si apprese, successivamente, che tali resti furono spediti a Napoli e poi al laboratorio di Laboratorio di Antropologia della Soprintendenza di Chieti, per ulteriori studi sull'identità dei reperti: si prospettava di effettuare una prova al Carbonio, per la datazione dei resti, con la tecnica radiometrica del Carbonio 14;
-          Il 29 luglio 1984, il giornale La Repubblica riporta che “All'epoca la Soprintendenza scattò foto per immortalare i reperti, i resti in una cassa e di un drappo damascato d'oro sul quale era incisa una "V" di metallo brunito alta un centimetro;
-          L’avvenuta ricezione delle spoglie mortali in quel di Chieti, si coglie poi da una relazione del Professore Luigi Capasso, Professore Ordinario di Antropologia nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università "G. d'Annunzio" di Chieti che dichiarò di aver ricevuto: “ 5 frammenti di costole umane, molto minuti, peraltro in pessimo stato di conservazione ed una serie minuta di frammenti di osso spongioso, assolutamente non identificabili in quanto a collocazione topgrafica di provenienza dello scheletro, peraltro con dubbio che potesse anche trattarsi di scheletro non umano. Nessuna relazione scientifica fu redatta al momento, stante la totale inconsistenza e frammentarietà del materiale biologico. Inoltre, detto materiale non sarebbe stato sufficiente neppure per servire come substrato per una datazione al radiocarbonio, sia per le ridotte quantità, sia, soprattutto, per la totale contaminazione con terreno (questo si era presente in abbondanza nel "campione sepolcrale" allora trasmesso), sia per la presenza di muffe attuali. Quindi, "le spoglie mortali" del Vanvitelli, sono tecnicamente frustul ossei indeterminabili". 
-          Quei poveri resti dopo 31 anni sono ancora a Chieti, dove per anni sono stati dimenticati;
-          Da ultimo,era il 25 marzo u.s., grazie alle sollecitazioni ed al riordino degli scheletri osservati ed in dotazione alla Facoltà G. D’Annunzio di Chieti, dal luogo di conservazione sono riemersi gli scarni resti inviati nel 1984 da Caserta, così come direttamente comunicato dal prof. Luigi Capasso, che li conserva ora gelosamente sotto la sua diretta attenzione, in attesa che qualcuno ne richieda la restituzione;
-          Sul tema per esplicita conferma del Prof. Capasso c’è stato un interessamento del Ministro Franceschini destinatario, alla pari del Sindaco di Caserta, del Soprintendente e della Presidente dell’EPT, di alcune interpellanze dello scrivente tese a sollecitare riscontri ed il rientro in Città dei resti inviati, per i quali lo scrivente ha proposto una collocazione in un’urna da riporre nella Cappella Palatina;


Fonte: comunicato stampa


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