venerdì 15 aprile 2016

Referendum: Si vota domenica in tutta Italia. Seggi aperti dalle 7 alle 23



LA NOTIZIA DEL GIORNO

Si vota domenica in tutta Italia. Seggi aperti dalle 7 alle 23

Il quesito abrogativo riguarda le concessioni per l’estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia. Cosa succede se vince il Sì, gli scenari. Renzi insiste per il non voto: “Referendum bufala”, Michele Emiliano attacca: "Vìola la Costituzione". Cosa voteranno i politici. Risultato valido solo se supera 50% più uno degli aventi diritto.


Domenica 17 aprile gli italiani saranno chiamati ad esprimersi su un referendum sulle trivelle promosso da 9 consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise; in un primo momento figurava anche l'Abruzzo che però si è ritirato) sostenuti da alcune associazioni e movimenti in difesa per l'ambiente, tra cui il coordinamento No Triv. Sul quesito abrogativo pesa, com'è noto, la spada di Damocle del quorum: affinché il risultato possa essere valido dovrà essere votato dal 50% degli italiani più uno degli aventi diritto. Si voterà dalle 7 alle 23 e lo scrutinio inizierà immediatamente dopo la chiusura dei segg
Il testo del referendum
Il referendum chiede l’abrogazione di una frase contenuta nella Legge di Stabilità 2016. Ecco il testo: "Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale?"

Il quesito
In altre parole, il quesito sul quale saranno chiamati ad esprimersi gli elettori chiede che, al momento della scadenza delle concessioni, vengano fermati gli impianti di estrazione entro le 12 miglia nautiche, anche in caso di presenza di altro gas o petrolio nei giacimenti. Il quesito non riguarda la possibilità di creare nuovi impianti entro le 12 miglia, già vietati dall'attuale legge, ma che le 21 concessioni al momento già esistenti possano continuare senza limiti di tempo.

L'incognita quorum
Il quesito referendario è l'unico rimasto in campo dei sei richiesti, dopo che la Cassazione ne ha stralciati cinque in seguito delle modifiche attuate dal governo sul tema delle trivelle nella Legge di Stabilità. La scelta della data è stata oggetto, anche recentemente, di forti polemiche legate al possibileaccorpamento del referendum alla data delle prossime amministrative, come sollecitavano i promotori. Infatti sono in molti, anche tra le regioni, a ritenere a forte rischio il superamento del quorum, preferendo di gran lunga la soluzione “election day”.

Sì e No, cosa succede
Se vince il sì: non vi sarà nessuna proroga delle concessioni di estrazione presenti entro le 12 miglia. Allo scadere delle concessioni cesseranno le attività di estrazione.

Se vince il no: le concessioni entro le 12 miglia continueranno ad estrarre fino all’esaurimento de giacimenti senza avere una data di scadenza certa. Il quesito riferendario riguarda solo le piattaforme esistenti. Nuove trivellazioni in acque territoriali non sono previste né se dovesse vincere il sì né se dovesse vincere il no.

Come vota la politica
La politica si ritrova frammentata sul voto al referendum. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, così come la maggior parte dei ministri e la maggioranza del Partito Democratico sostengono l’astensione. Leopposizioni e la minoranza Pd risultano uniti nel sostenere il dovere di votare al referendum, ma divisi tra il “Sì” e il “No”. Il presidente della CameraLaura Boldrini ha affermato: «Credo sia un dovere andare a votare. In un tempo in cui c'è sfiducia verso la politica non andare a votare è la conferma di questo disamore e disillusione». La numero uno di Montecitorio ha ribadito la sua partecipazione al voto senza indicare cosa voterà. Sulla stessa linea, il presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso ha spiegato che il referendum «è uno strumento popolare, democratico, costituzionale. Quindi io certamente parteciperò alla votazione». Già da alcuni giorni, Lega,Sinistra Italiana e M5S stanno facendo campagna per il Sì. La minoranza Pd e Forza Italia sostengono la partecipazione, ma presentano delle divisioni interne. Ad esempio, per quanto riguarda il Partito Democratico, Bersani eD’Alema hanno fatto sapere che voteranno No. Senza contare la posizione di Romano Prodi, che aveva definito il referendum un “suicidio nazionale”. Mentre il deputato della minoranza Pd Roberto Speranza sostiene il Sì e, su Twitter, ha replicato al premier Renzi in merito all’appello all’astensione: «Èinaccettabile che sul referendum del 17 aprile il premier faccia il capo del partito dell'astensione. Pd non significa partecipazione dal basso?». Situazione analoga per gli azzurri di Forza Italia. Con il governatore della Liguria Giovanni Toti a sostegno del Sì Renato Brunetta schierato per ilNo. Di seguito, l’approfondimento allo Sky Wall di Sky TG24 sui diversi fronti del referendum.

Renzi: “Astenersi è legittimo”
Sull'astensione al referendum del 17 aprile, Renzi ha ribadito quanto già sostenuto nei giorni scorsi. «Ogni scelta è legittima. Come ha magistralmente spiegato Giorgio Napolitano in una intervista a Repubblica, se un referendum prevede il quorum la posizione di chi si astiene è costituzionalmente legittima al pari delle altre. Nel caso di un referendum con quorum sostenere le ragioni di chi non vuole andare a votare ha la stessa identica dignità di chi dice sì o no». Il Presidente del Consiglio, in merito alla questione energetica sollevata dal dibattito sul referendum, ha sottolineato: «Sulle energie rinnovabili l'Italia va forte, meglio di Uk, Francia e Germania. Ma le rinnovabili da sole non bastano, per il momento. Se chiudiamo le nostre piattaforme dovremo comprare più gas e petrolio dagli arabi o dai russi, sprecando le risorse già esistenti. A me sembra più saggio finire di estrarre ciò che già c'è, senza licenziare i lavoratori del settore e senza sprecare l'energia che abbiamo», prosegue il presidente del Consiglio, che poi osserva: «Bene che ci sia informazione, dunque. Riconoscendo pieno diritto di espressione alle posizioni del sì e a quelle del no o dell'astensione».
“Referendum è una bufala”
Taglia corto il Presidente del Consiglio. Sempre tramite la sua enews, Matteo Renzi ha sottolineato: «Ripeto fino alla noia, scusandomi con chi ha già sentito queste considerazioni, sulla bufala trivelle. Non c'è nessun referendum sulle trivelle. Non c'è una sola trivella in discussione: solo la scelta se continuare a estrarre carbone e gas fino all'esaurimento del giacimento senza sprecare ciò che già stiamo utilizzando oppure fermarsi a metà alla scadenza della concessione». Il Premier aggiunge: «Spero che questo referendum, che potrebbe bloccare 11mila posti di lavoro, fallisca».

L’attacco di Emiliano: “Regali ai petrolieri”
L’invito all’astensione del Presidente del Consiglio ha suscitato una serie di polemiche. In prima fila, il governatore della Puglia Michele Emiliano, che, su Twitter, ha criticato le parole del Premier e dell’ex Capo dello Stato: «Violare la Costituzione per chi ha giurato di rispettarla ed attuarla equivale ad irrimediabile violazione del proprio dovere». A margine dei lavori della Conferenza delle Regioni, ha poi affermato: «Le Regioni sono impegnate nel referendum del 17 aprile, che ci ha consentito di approfondire le modalità con cui sono state redatte le norme dello Sblocca Italia che riguardano le ricerche di idrocarburi: ci siamo accorti che tutte le norme servono a fare regali in danaro ai petrolieri». Per Emiliano, il quesito referendario «serve a evitare che i petrolieri lascino in mare le piattaforme che non danno più gettito di petrolio». «È una vera e propria vergogna - ha aggiunto il governatore della Puglia - togliere il termine serve a non farle più smantellare. Si vuole una utilizzazione della legge dello Stato per fare piacere a pochissime persone e un danno della comunità»

A Roma, il flash mob “Nettuno ti può giudicare”
Un flashmob a piazza del Popolo, intitolato "Vota Sì, Nettuno ti può giudicare", ha concluso la campagna del Comitato referendario per il Sì. Piazza del Popolo si trasforma in mare aperto e alcuni cartonati di Renzi, Obama e Papa Francesco "dialogano" tra loro.


Fonte Sky Evening  News

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